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Intelliscienza di Paola Caruso

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La diagnostica per l’Alzheimer parla (non solo) barese

Prof ColabufoQuando la settimana scorsa la start-up BioForDrug ha preso il Premio Internazionale Le Fonti per «l'eccellenza e l'innovazione nella diagnostica farmaceutica», il suo presidente, Nicola Antonio Colabufo, era al settimo cielo. Colabufo (nella foto) è un professore dell'Università di Bari. Insieme a un team di ricercatori ha speso anni in laboratorio per portare avanti le sue scoperte scientifiche. Ha creato l'impresa da uno spin-off dell'ateneo di Bari e adesso raccoglie i frutti dei suoi studi. Il premio Le Fonti non è il primo riconoscimento: l'anno scorso si è aggiudicato l' Uk-Italy Entrepreneurship Award per l'elevata potenzialità di internazionalizzazione dello spin-off, più altre targhe.

Alla base del successo: oltre 15 anni di ricerca scientifica, 90 pubblicazioni su prestigiose riveste internazionali (alcune co-firmate dal team di Ferruccio Fazio del San Raffaele) e 8 brevetti internazionali. Aggiungiamoci pure il merito. Non a caso il prof dirige un network europeo di ricercatori, soprattutto olandesi e austriaci. «Noi ci mettiamo il know-how e loro la tecnologia» spiega Colabufo con una punta di soddisfazione.

Di che cosa si occupa la start-up? BioForDrug produce sostanze radiotraccianti per la scansione Pet (diagnostica per immagini) che si usano come liquidi di contrasto durante l'analisi allo scanner. Il suo radiotracciante più importante serve a diagnosticare l'Alzheimer ben dieci anni prima che si manifesti la patologia. Quando si sta bene, si è ancora giovani e non esiste il sospetto di potersi ammalare. Il tracciante è ancora in fase di test: la parte che riguarda la sperimentazione clinica si sta portando avanti all'estero.

Come funziona il radiotracciante per l'Alzheimer?
«Chi ha un valore deficitario di una proteina, la glicoproteina P, ha una probabilità tre volte superiore delle altre persone di ammalarsi in futuro di Alzheimer – precisa Colabufo -. Noi riusciamo a individuare questo problema. Diciamo che con la diagnostica precoce possiamo capire con 10 anni di anticipo se la malattia si manifesterà 10 anni dopo. Un risultato del genere è molto importante perché con una giusta terapia si potrebbe rallentare, o rimandare nel tempo, l'insorgere del disturbo».

Come si potrebbe rallentare la malattia?
«Ci stiamo lavorando – commenta il prof -. Il vero obiettivo, quando sarà messa a punto la diagnosi precoce, è di contribuire alla formulazione di una terapia precoce. Che cosa ce ne facciamo di una diagnosi precoce, se non abbiamo una terapia precoce? ».

Quale tipo di terapia precoce sarebbe utile?
«Per esempio una terapia capace di stimolare alcune proteine deficitarie, in modo che rendano al massimo nell'organismo, controllando che la quantità delle proteine che vanno bene venga mantenuta costante».

Sta sviluppando altre sostanze radiotraccianti?
«Stiamo lavorando anche su una molecola per il settore oncologico, capace di informarci in anticipo se un tumore è chemio-resistente o meno, prima che inizi la chemio-terapia. Inoltre, ci occupiamo di altre cose, per esempio facciamo service per le aziende».

I progressi scientifici di Colabufo hanno attirato l'attenzione delle multinazionali farmaceutiche. Alcune hanno diritto di prelazione sulle nuove scoperte. Una in particolare ha appena «acquistato» il brevetto del tracciante per l'Alzheimer. La firma è prevista in questi giorni. «L'idea è di entrare in società con la multinazionale, creando una joint-venture – precisa lo specialista -. Il vantaggio è ovvio: ci porterà a un recupero dell'investimento e soprattutto ci garantirà di poter seguire i processi di sviluppo dall'interno». In bocca al lupo. 

twitter@paolacars