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Intelliscienza di Paola Caruso

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Patrizia Rossi, la scienziata che rifiuta la poltrona fissa

4Patrizia Rossi (nella foto) è un'importante ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), a Frascati. E' stimata dalla comunità scientifica internazionale e ha un curriculum con oltre 160 pubblicazioni (e una settantina di presentazioni a workshop e conferenze).
Patrizia, 52 anni, è stata appena nominata vicedirettore della Divisione Fisica del Jefferson Lab (JLab), in Virginia (Usa), ed entrerà in carica a maggio. Un fatto curioso? Non si è candidata per ottenere l'incarico. Né ha accettato un impiego a tempo indeterminato, come invece prevede il regolamento d'ingaggio per quella posizione.

«Non ho mandato il curriculum: mi hanno cercato loro – mi spiega al telefono – e durante i colloqui ho sottolineato che non avrei accettato un contratto a tempo indeterminato». A quel punto il JLab ha dovuto prendere una decisione: lasciarla andare perché il posto non prevede un impegno con scadenza, oppure assumerla per cinque anni. Senza pensarci troppo, il Jefferson Lab ha deciso di volere lei. E, per accettare le sue richieste, ha cambiato le regole, trasformando una posizione a tempo indeterminato in una poltrona per cinque anni. 


Perché ha rifiutato il posto fisso?
 

«All'Infn lavoro bene – precisa la studiosa – e poi in Italia ho la famiglia, i parenti e gli amici. Non volevo mollare tutto per sempre, quindi ho preferito prendermi un congedo dall'Infn e accettare la nuova posizione, un po' diversa da quella di ricercatrice pura, perché richiede competenze di tipo manageriale. Si tratta di una grossa sfida». 

E poi?
 

«Si vedrà».

Come ha ottenuto la carica?
 

«Per farle capire devo raccontarle come avvengono le assunzioni degli scienziati. Il JLab aveva diversi posti da assegnare e ha messo in piedi una commissione di 7 esperti di fisica nucleare, tra i quali Bob McKeown, vicedirettore del JLab, e Don Geesaman, ex direttore della divisione fisica dell'Argonne National Lab. Questa commissione ha chiesto ai vari enti di ricerca internazionale di fare le nominations. Poi, ha lavorato diversi mesi per esaminare gli skills dei candidati e alla fine ha stilato una rosa. Soltanto a novembre, quando mi hanno telefonato per un colloquio, ho saputo che mi cercavano».

All'inizio è stata contattata per ricoprire il ruolo di capo team. Ma poi le hanno offerto una mansione più importante. Che cosa è successo? 

«E' successo che dopo il primo colloquio, durato oltre un'ora, mi hanno detto: "Lei ci ha impressionati, per cui vorremmo offrirle un posto più importante". A quel punto, ho sostenuto altri quattro colloqui, di un'ora e mezza ciascuno, che li ha impressionati ancora di più. Almeno così mi è stato riferito».

La sua nomina fa pensare che i fisici italiani siano molto stimati all'estero.
 

«La comunità scientifica tiene in buona considerazione gli italiani, perché provengono da un'ottima scuola. Per esempio, io ho studiato all'Università La Sapienza, ho sostenuto l'esame di fisica teorica con Nicola Cabibbo, il quale ha mancato il Nobel per un soffio con la sua ricerca sulla definizione della matrice CKM, e mi sono formata all'Infn che è un Istituto con strutture ben organizzate ed è capace di incidere nel panorama internazionale della ricerca».

Come giudica la ricerca in Italia?

«La ricerca si sta impoverendo, a causa del costante taglio di fondi. Con tutta la buona volontà non si riesce a lavorare senza soldi. Negli ultimi anni non siamo stati in grado di assumere i giovani e i precari hanno mediamente 40 anni. E' tutto bloccato. Non c'è turn-over. I posti vacanti non vengono riassegnati. Mi auguro che le cose cambino. Un ricercatore non può vivere con un assegno di ricerca di 1200 euro». 

twitter@paolacars

Commenti

bellissima intervista francesco
Grazie del bel complimento
Grazie Paola, che bell'esempio per le donne e le ragazze italiane ! storie (RARISSIME) come queste andrebbero raccontate nelle scuole.... perchè non c'è solo Maria de Filippi o Belen l'Europa l'ha fatto con l'iniziativa 'le ambasciatrici della scienza' ma non basta, soprattutto se i modelli offerti nei media sono altri. Io ho studiato le traiettorie professionali di fisici e fisiche italiane durante la mia ricerca di post-doc e il problema economico è veramente il principale fattore che li spinge ad abbandonare Cristina
Cara Cristina, ieri guardavo la copertina di una rivista (trovata in sala fumatori) piena di "personaggi". Non ho riconosciuto alcun volto. Tutti tronisti e partecipanti al Grande Fratello. Probabilmente vende, se esiste. Una rivista di scienziati, invece, avrebbe un mercato? Non credo. Quando posso dare visibilità ai nostri cervelli, lo faccio con piacere. Se lo meritano! Grazie del commento. P